Image du Blog confinianima.centerblog.net
Source : confinianima.centerblog.net

Mostriciattoli on-line: Midgard. Terra di Mezzo
Visualizzazione post con etichetta Midgard. Terra di Mezzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Midgard. Terra di Mezzo. Mostra tutti i post

Malus I. Penumbra, 1.

venerdì 9 marzo 2012

| | | 0 commenti


Penumbra




Sfinito dalla malattia e bagnato di sudore, il Principe della Notte cadde in un profondo sonno, senza potersi accorgere dei temibili occhi rossi che lo fissavano da breve distanza. Le ore passavano lente come il movimento delle stelle sulla volta celeste.
Improvvisamente si svegliò col cuore pietrificato dalla paura, aveva di nuovo sognato Desirée, questa volta, però non era un bianco agnello sacrificale, vestiva interamente di rosso era bella come il peccato, lo fis­sava con occhi saturi d’odio. Le avrebbe voluto parlare, ma la sua immagine, madida di sensualità, era velata dalle fiamme, lontana e sorda, la vide muoversi nuda, sembrava danzare, sinuosa come le lingue di fuoco immateriale, per spegnersi improvvisamente nascosta dall’oscurità.

Una volta sveglio, si rese conto che non c’era niente di anomalo, era solo nella stanza, tutto era tranquillo, aveva solo sognato.



h



In biblioteca una figura scura aveva trovato ciò che cercava: il libro, lo stava sfogliando al buio, lo richiuse, stringendolo tra le mani, vi alitò sopra ed il volume cadde in cenere al suolo, soffiò nuovamente e la cenere si confuse con la polvere dei libri. Con occhi di fuoco riprese a cercare… un altro libro, poche pagine, il silenzio.


h

Malus I. Il drago, 15

giovedì 23 febbraio 2012

| | | 0 commenti
La malattia si stava rivelando più pericolosa di quanto avesse immaginato, oltre ad intontirlo, stava fiaccando la volontà, ormai sapeva che non doveva sottovalutarla, non poteva permettersi altre debolezze o cali d’attenzione, doveva assolutamente restare attento e lucido. Ordinò alle guardie di por­tagli i libri delle piante medi­che, aveva capito che cosa cercare. Con grandi sforzi riuscì a mescere una medicina che avrebbe dovuto aiutarlo a guarire il più presto possibile. Quello, come gli aveva fatto giustamente notare Desirée, era il momento meno adatto per stare male, non poteva permet­tere che un suo malessere rendesse vani gli sforzi di decine di generazioni.
Per fortuna dopo circa un'ora cominciarono a farsi sentire gli effetti benefici della pozione e finalmente si addormentò esausto, ma la febbre non era scesa di molto e seguitava ad essere pervaso da brividi. I sogni erano confusi, agitati, tormentati dalle fi­gure degli antenati spettrali, che si ergevano su di lui quali giudici implacabili, dai mostri creati da lui stesso e da Desirée. D'un tratto la vide dinanzi a sé con gli occhi sbar­rati, vitrei, il petto squarciato, da cui lui stesso aveva estratto il cuore, l’abito bianco imbevuto di sangue. Il cuore batteva ancora nelle sue mani. Con un gemito si svegliò, provava un dolore lancinante allo stomaco, era stato un crampo a trarlo dal sonno.
Si sedette sul letto cercando di riprendere coscienza di sé e di allonta­nare dalla mente l'incubo. Il bellissimo seno che aveva avuto così vicino palpitante: dilaniato… il cuore, aveva la nausea, il senso di vomito si fece più intenso.
« Sta tentando di intenerirmi, non mi farò ammaliare da un Rankarth, anche se è la più stupenda creatura di quella maledetta genia di sciacalli », disse tra sé strisciandosi indietro i capelli grondanti di sudore « Sto semplicemente delirando per via della febbre, con quel bacio voleva irretirmi, era una trappola. Solo la stupida trappola di una fanciulla disperata » si lasciò ricadere sul cuscino, sollevato per essere riuscito a svegliarsi, la ragione lo stava difendendo dagl’incubi, dominava le sue paure, lo riportava alla rassicurante realtà, tastò le lenzuola per sincerarsene, stringendole tra le mani si distese inspirando profondamente.
Il crampo che lo aveva strappato al sonno delirante, era passato, ma non l’agitazione che durò ancora qualche ora, finché lentamente le sue angosce scomparvero, persino il respiro tornò a essere regolare.

Malus I. Il drago, 14.

martedì 7 febbraio 2012

| | | 0 commenti
« Come fai a sapere come dovrebbero essere le donne, se non hai mai visto nessuno? »
« Volete andarvene?! » gridò esasperato, aggiungendo a mezza voce « L' ho letto sui libri »
« Ah ecco. E non hai letto nei tuoi dotti libri, che noi donne siamo degli esseri molto sensibili e volubili, pertanto ci offendiamo terribilmente se qualcuno ci caccia dal suo letto dopo che noi abbiamo avuto l’immensa e divina gentilezza e compia­cenza d’entrarvi ? »
« Voi non siete nel, ma sul mio letto, oltre a ciò non vi allon­tanerei subito ... ».
« Questo non è leale, adesso contrattacchi addirittura in que­sto campo, devi stare veramente male ». Malus chiuse gli occhi esausto, non sapeva più che dire per liberarsi. La sentì muoversi, forse stava andando via, ma la percepì più vicina, pericolosamente vicina, aprì gli occhi, era piegata su di lui, percepì il suo respiro come una fresca brezza sulla pelle accalcata, si stava chinando su di lui, ma un attimo prima che le labbra si potessero toccare, la lama di un pugnale si poggiò sotto il mento della ragazza.
« Per favore, non sottovalutatemi fino a questo punto », premette più forte il pugnale « Mi avete sentito? » le loro bocche erano troppo vicine, respirava la sua stessa aria. Gli occhi erano fissi gli uni negli altri, per un attimo a Malus sembrò di scorgervi mondi lontani di inspiegabile bellezza, ma fu solo uno sfarfallio della vista dovuto alla febbre. Il pugnale alla gola l’aveva fermata, ma non intimidita, la vide scendere su di lui strusciando lentamente il ventre sul suo.
« Tu cosa senti? » Malus non rispose, ma la pressione della lama sulla gola vacillò, le labbra si sfiorarono, le sue tremarono. Desirée piegò lievemente in dietro il capo in modo da sfuggire al pugnale, poi, mentre con una mano slacciava lentamente il corpetto, senza mai staccare da lui lo sguardo, lo riabbassò e baciò la lama del pugnale e mordicchiandosi leggermente il labbro si ritirò come pregustando il sapore che poteva avere Malus.
« Andatevene », lo sguardo era decisamente minaccioso, la trappola era fallita, Desirée si ritirò.
« Buona Notte », e scendendo dal letto, concluse « Nella vita bisogna pure prendersi qualche piccola soddisfazione ». Malus invece era invelenito.
« Mi sembra che in queste occasioni si usi dire… puttana! »
Desirée rispose con un radioso sorriso.
« In tal caso caro Principe della Notte ti accontenti veramente di poco », ed uscì chiudendo la porta alle spalle, per la rabbia Malus conficcò il pugnale nella spalliera del letto.

Malus I. Il drago, 13

lunedì 23 gennaio 2012

| | | 0 commenti
« No, è solo che mi mette d’ottimo umore offrire conforto ai sofferenti, è una delle virtù di noi fanciulle innocenti dal cuore d’oro, tuttavia devi ammettere di essere una delle persone più sfigate dell’universo. La tua famiglia ha lavorato secoli per preparare questo momento e tu ti prendi l’in­fluenza, difficilmente potrebbe andare peggio, a meno che tu non abbia la polmonite atipica ».
« Questo non è uno scherzo del destino, ma una maledizione », imprecò sconfortato Malus.
«  Non vuoi rifiutare la realtà di una semplice influenza, inventandoti maledizioni ».
« Siete stata voi a passarmi la malattia », questo pensiero gli rammentò la pericolosità della ragazza, e nonostante i problemi di stomaco si coricò sulla schiena, cercando di guardare il meno possibile verso di lei e la sua scollatura.
« Possibile, in ogni modo se avessi saputo che sei così sensibile alle malattie infettive, sarei andata a pren­dermi la lebbra, la peste, il co­lera e qualcos' altro… il virus ebola », e giocherellava pure col laccetto del corpetto, notò Malus irritato, ma disse soltanto.
« Non avrei saputo come ricambiare tale premura. Temo di dovervi ripetere che desidero rimanere solo » questa volta aveva il tono di un ordine, ma Desirée invece di ob­bedire si sdraiò comodamente a pancia in giù, continuando imperturbata quella che lei considerava una piacevole conversazione.
« Forse è stata l’emozione, ti sei agitato troppo, è solo autosug­gestione » Malus la squadrò attraverso gli occhi semi aperti.
« Spero, che non stiate dicendo sul serio ».
« Credimi, alle volte ci si auto condiziona senza nemmeno rendersene conto, non bisogna mai sottovalutare l’azione del subconscio. Un mio amico prima di dare gli esami sveniva sempre. Invece uno zio soffriva di forti disturbi cardiaci ogni volta che doveva pagare le tasse, mentre a un altro cugino venivano forti crampi allo stomaco ogni volta che vedeva l'insegnante, infatti, una volta bocciato ha cam­biato in­segnante e non aveva più i crampi allo stomaco, purtroppo intanto gli era venuta l’ulcera... Vuoi che parli d'altro? », disse, vedendo che Malus si era tirato la coperta sopra le orecchie.
« Io vorrei sapere perché con tutte le femmine normali che popolano i vari mondi, dovevo andare a rapire...», guardò pensieroso Desirée senza sapere in che modo definirla, in­fine disse « Una specie d’incrocio tra un’anatra ed un filosofo di provincia », evidentemente voleva essere un in­sulto, ma Desirée sembrò essere divertita ed al contempo lusingata da quell’affermazione.

Malus I. Il drago 12.

domenica 15 gennaio 2012

| | | 0 commenti
« Amore mio adorato, non vorrai spezzare il mio tenero cuoricino morendo? »
« Voi non andrete più dal drago », disse il Principe della Notte bre­vemente, ma con voce glaciale, senza nemmeno guardarla, tenendo gli occhi chiusi.
« Credi che stia aspettando solo il momento più oppor­tuno per divo­rarmi? Che cosa pensi, che sia più gradevole: essere divorati da un drago, op­pure essere uccisi da un pazzo fana­tico? Se non altro fare da cena ad un drago sarebbe una morte originale, sai che io odio la banalità », rispose Desirée continuando a guardarsi intorno, poi piegatasi verso di lui domandò.
« Che hai? » Malus non si mosse, era sfinito.
« E' da ieri sera che sto sputando l’anima ». Desirée scosse la te­sta fingendosi preoccupata.
« Che modo d’esprimersi Altezza, dovreste scegliervi meglio le ami­cizie. Sono stati sufficienti pochi giorni in mia compagnia per dimenticare le buone maniere del tuo nobile casato. Resto qua a farti compagnia. Stai tanto male poverino ». Malus a questo punto sbottò.
« No! Sto maledettamente male e non mi va di farmi prendere in giro da voi, adesso andatevene! », ma, suo malgrado dovette nuovamente pie­garsi sul secchio. Intanto Desirée, approfittando della situazione, faceva il giro del letto così da sa­lirvi dall’altro lato, si sedette comodamente accanto a Malus, sistemando con cura le pieghe del lungo abito nell’attesa che Malus fosse nuovamente disponibile.
Quando Malus riprese fiato, disse « Credevo di avervi detto di andar­vene. Questa malattia deve essere una vostra maledizione ».
« Tu non mi vuoi bene. Hai anche febbre, dolori musco­lari e mal di testa? »
« Direi più crampi che semplici dolori », e con uno sforzo si voltò verso di lei.
« Sembrerebbe l'influenza che ho avuto qualche tempo fa, forse in questo mondo il virus ha un periodo di incuba­zione più breve. Mi sono sentita malissimo, ed ho passato una delle peggiori notti della mia vita, questo naturalmente prima di fare la tua conoscenza. »
« Quanto vi è durata? » s’informò Malus sfinito dalla febbre.
« Oh beh, bisogna dire che io ho sempre avuto un'ottima resistenza alle malattie infettive. Un’amica invece dopo il terzo giorno ha do­vu­to essere ricoverata in ospedale, mentre una conoscente, che era già abbastanza malata, è morta. Poverina il cuore non ha retto. Invece una lontana zia...»
« Basta! » disse Malus con voce fioca, aggiungendo dopo una lunga pausa « Voi state escogitando qualcosa, altrimenti non sareste così di buon umore » non riuscì a fare a meno di sbirciare la profonda scollatura delineata da veli tanto sottili da fare intravedere quasi tutto e più che coprire il seno lo evidenziavano giocando con morbide trasparenze, credette d’avere capito quale fosse il piano della ragazza, pertanto nonostante la febbre girò di nuovo la testa dall’altra parte. Desirée intanto continuava a chiacchierare.

Malus, I. Il Drago, 8.

sabato 10 dicembre 2011

| | | 0 commenti
« Ciao Drago! Piacere di conoscerti, mi chiamo Desirée ». Lo salutò allegramente.
Il drago piegò il capo su un lato per poterla osser­vare meglio. Aveva il corpo verdastro di un’iguana alato, con una serie d’aculei e grosse scaglie che dalla fronte si stendevano lungo tutta la spina dorsale fin sulla coda, ma la testa aveva qualcosa d’anormale per un rettile, aveva infatti delle grandi orecchie pendenti, che gli con­ferivano un’aria da bracco malinconico.
« Io sono Muriat. Tu sei donna che padrone salvato da acqua? »
« Perché ci sono state altre donne qui prima di me? »
« Visto solo madre di padrone ».
« Ed è venuta a farti visita? »
« No, avuto paura di Muriat, nessuno mai venuto a fare visita. Tu ospite a casa mia?»
« Certamente, basta che mi spieghi in che modo posso arrivarci. » Il drago con un artiglio le indicò una roccia più bassa, che segnalava una breccia nella roccia, che correva parallela all’orlo della scogliera, na­scondendo al suo interno uno stretto passaggio che scendeva lentamente quasi fino al livello del mare, scomparendo in un antro buio.
« Quella piccola porta per umani per casa di Muriat », le spiegò il drago, prima di tuffarsi in acqua per andare a riceverla all’inter­no di quella che lui definiva casa sua.
La grotta era più grande di quanto Desirée avesse pensato, consisteva in un tratto in cui l’acqua era abbastanza alta, e un’altra parte semicircolare più rialzata, che si restava sempre al di sopra del livello del mare. La caverna era pervasa da un fortissimo odore di zolfo, emanato dal drago. Le pareti avevano un colore diverso da quello delle rocce circostanti, come se fossero state esposte ad alte temperature.
Desirée preferì non inoltrarsi molto nella grotta, rima­nendo nei pressi dell'uscita, dove l'aria era più respira­bile. Si sedette su uno spuntone di pietra e salutò nuova­mente il drago.
« Sai, nel mio mondo non ci sono draghi e tu sei il primo che vedo. L’unica cosa che so sui draghi è che solitamente vivono in luoghi molto isolati, custodendo montagne d’oro. Tu hai molto oro? »
« Nemmeno un anellino, e tu? » le rispose tristemente il drago.
« Per il momento no, ma so che il tuo padrone deve pos­sederne molto, quanto ti paga? »
« No, lui non paga, lui cattivo, non permettere nemmeno di mangiare le ombre di cibo ».

Malus,I. Il Drago, 7

venerdì 2 dicembre 2011

| | | 0 commenti
Fu così che al ritmo di Rap, scesero tutti i piani del ca­stello, giun­gendo da prima nella città delle ombre che circondava il castello e da lì al livello delle mura, dal quale si poteva accedere alla scogliera.
Sul versante sud-est del castello si trovava quello che dall’alto sem­brava solo un lembo di terra, ma che in realtà era una ripida scogliera che si estendeva nel mare lungo una decina di chilometri.
I mostri avevano fornito, sia pure in modo caotico, altre informazioni sul drago, il quale pare avesse più o meno le funzioni di un cane da guardia, purtroppo, però di tanto in tanto di­vorava i sudditi del suo padrone, i quali per questo non lo vedevano di buon occhio, anche  perché a causa della maledizione gettata su Tenebricus nessuno poteva raggiun­gere l’isola, quindi il drago era praticamente superfluo.
I guerrieri ombra con la mediazione dei mostri tentarono di dis­suadere Desirée dall’andare a vedere il drago.
« Malus avrà dato anche a lui l'ordine di non farmi del male », obiettò la ragazza, ma la risposta degli uomini ombra, sia pure espressa con un unico gesto, fu più che eloquente.
« Il drago non è molto intelligente? » Seguì un altro piccolo gesto accompagnato da definizioni più precise e parecchio volgari dei mostri volte a chiarire definitivamente la questione dell’intelligenza del drago.
« Non fa niente, se pure fosse completamente deficiente non cambie­rei idea, a me non interessa il quoziente d’intelligenza, voglio solo vedere un drago ». Ed uscì decisa dalla porta, che dava sulla scogliera, seguita dagli uomini ombra armati fino ai denti e di pessimo umore. I piccoli mostri invece con la scusa d’essere molto sensibili al fuoco, "facilmente infiammabili" come si espressero loro, rimasero prudentemente all’interno delle rassicuranti mura.
La scogliera si rivelò essere un piano roccioso agevolmente percorribi­le, non c’erano strade perché non c’era dove andare, bastava seguire la direzione giusta.
Le ombre le indicarono l’orlo della scogliera, in un punto in cui non si udivano le onde infrangersi contro le rocce, do­veva essere l’entrata di una grotta marina.
Desirée si sporse in modo da vedere, se l’entrata della caverna fosse visibile dall’alto, e si trovò di fronte due gran­dissimi occhi gialli, che l'os­servavano con estrema curiosità.

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 11.

martedì 9 agosto 2011

| | | 0 commenti

L’ultima sala era diversa dalle altre e da quanto Desirée aveva visto fino allora: al suo interno erano state bandite le tenebre e risplendeva una luce blua­stra, persino i vetri delle imponenti fine­stre a traforo erano stati realizzati in caldi toni blu. Non il grigio ed il ne­ro, ma il blu regnava in questa sala, che quale unica conservava il vero colore dei Signori della Notte.
Quella che si presentava a Desirée era l’altra faccia della notte, calda, armoniosa, silente, piena di passione, di sogni e di segreti sus­surrati all’ombra azzurrognola delle stelle. Era la notte che raccoglie sotto le miriadi delle sue piccole luci l’intera umanità, unendola per incanto. Qui prendeva corpo la magia che porta gli uomini ad amare la notte e preferirla al giorno.
Desirée rimase senza respiro ad ammirare la magnificenza surreale di quella sala, costruita con materiale che sembrava incorporeo, non aveva alcuna decorazione, la sua bellezza scatu­riva unicamente dall’equilibrio perfetto tra proporzioni e forme, era come trovarsi nel cuore della notte. Rivolto lo sguardo verso l’alto, le parve di vedere brillare sotto le altissime volte le stelle del firma­mento, percepì il profumo dei fiori più rari, quelli che si schiudono solo alla luce delle stelle, riservando la propria bellezza unicamente agl’amanti.
In fondo alla sala, velato dalla luce azzurra quasi nascosto dalla lontananza, si ergeva un maestoso trono del colore della Luna piena con delicate decorazioni in argento, vi conduceva un soffice tappeto blu scuro, che at­tutiva quei pochi rumori prodotti dai suoi passi, lasciando solo il fruscio delle sete a colmare il silenzio incantato della sala.
Giunta dinanzi al trono Desirée non seppe resistere alla tentazione di sedersi così da assaporare per alcuni istanti la sensazione d’essere la Regina della Notte e vedere popola­re l’immensa sala da strani perso­naggi scaturiti dalla sua fantasia che le rendevano omaggio. Dato il luogo avrebbero dovuto essere a tema medievale, invece sembrava la corte del Re Sole in trasferta e lei si stava divertendo a ricevere gli ambasciatori dell’estremo oriente.
« Scendete immediatamente! » il Principe della Notte la fece sobbalzare apparendo accanto a lei interrompendo improvvisa­mente le sue fantasticherie.
« Che carattere! Non faccio niente di male ».

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 10.

domenica 31 luglio 2011

| | | 0 commenti
Gli specchi improvvisamente fecero vedere un rumoroso banchetto che esaltò i mostriciattoli, che esclamarono all’unisono.
« Mangiare! », ma Desirée lo guardò con un’alzata di sopraciglio.
» Perché Bimba non piace banchetto? » domandò preoccupato 48, anche gli altri tacquero temendo il peggio.
« Dieta? » suggerì speranzoso 16.
« Noi banchetto bello » strillò 11, mentre gli altri la fissavano mordicchiandosi le dita per il nervosismo.
« Mah, per partecipare a quel banchetto lì, temo si debba essere morti ».
« Quelli tutti morti? » s’informò sottovoce 11, sfuggendo al dilagante sconforto.
« E pure in modo eroico », rispose annuendo Desirée.
« Cos’è un eroico? » domandò 42, non era facile dare una risposta, non aveva mai realmente riflettuto sul concetto di eroe, era una ragazza e infondo quelle erano cose da uomini alle quali non aveva mai dato molta importanza, per cui sintetizzò brevemente.
« Credo che si tratti di farsi ammazzare mentre fai qualcosa d’importante in guerra » I mostriciattoli la guardarono con grandi occhi gialli dimenticando di chiudere la bocca lasciando scorrere lunghe fila di bava sul pavimento.
« Quindi non la finisci nemmeno? La guerra voglio dire » disse 16 che fu il primo a riprendersi.
« No, ma gli altri se ne ricordano e diventi un eroe ».
« Di grazia, importante in che senso » domandò timidamente 27 temendo il contenuto della risposta.
« Che ne so, combattere da solo contro cento o mille giganteschi orchi, cose del genere » 16 per l’impressione si strisciò le mani in faccia spalmandosi addosso tutta la bava.
Là vicino c’era il Vannaheimr, ma non le interessava vedere altre dimore divine, la vista della bellezza e serenità della Dama di Avalon le aveva rovinato l’umore, per cui si diresse verso il fondo della sala dove si trovava un portale scolpito nello zaffiro stupendamente decorato con animali avvinghiati tra di loro, che face­vano da cornice ad una massiccia porta ricoperta da lastre d’argento annerito dalla forma circolare della Luna, ai suoi lati i lupi Hati e Skoll rampanti incisi nella pietra della parete la reggevano con le zampe.
I piccoli mostri dovettero usare tutta la forza per riuscire a smuovere un battente quanto bastava per permet­tere a Desirée di passare, mentre loro stessi, non avendo il permesso d’entrare, dovettero restare fuori.
« Ma perché cavolo uno dovrebbe battersi da solo contro cento Orchi? » esclamò 32 mentre lei stava varcando la soglia, l’umore di Desirée peggiorò, in fondo era la situazione in cui si trovava lei stessa.
« Perché sono cose che possono succedere nella vita » e prima che potessero obiettare o fare qualche stupido commento volle chiudere la porta dicendogli.
« Crescete! » ma urla di puro terrore la trattennero, si affacciò, stavano saltando disperatamente in tutte le direzioni possibili. 27 immobilizzato dalla paura accanto alla porta ripeteva tremante « Inferno, inferno ».
« Ma non vi avevo detto di stare attenti? Ci avete messo lo stesso i piedi? »
« Noooo, caduta saliva » balbettò 42.
« E pulitelo no? Così smette » disse Desirée chiudendo velocemente la porta prima che qualcuno le chiedesse come si pulisce l’inferno, dicendo tra sé « Ma si può sbavare sull’inferno? Solo a loro può succedere una cosa simile », si voltò verso l’interno e restò senza fiato.


Malus, I. Lo scoccare delle ore, 10.

giovedì 28 luglio 2011

| | | 0 commenti
« Elfi neri cattivi? » s’informò intanto qualcuno alle sue spalle.
« No, stronzi » rispose 32 raggiungendo Desirée.
« Però carino, un po’ dark però carino, pare che ci stiano anche i nani e altre creature », commentò Desirée. Gli specchi mostravano scene di un bel paese, forse un po’ autunnale, con poche ma belle architetture in stile gotico, molte case erano state ricavate negli alberi o anfratti di roccia ed erano davvero graziose e originali.
Un po’ più avanti c’era un altro cerchio, i mostri l’avevano subito individuato e ritenuto innocuo ci stavano saltando sopra, era l’Alfheimr, il paese degli Elfi. I mostri rimasero a bocca aperta, ogni cosa in quel luogo era semplicemente bella, rarefatta e unica, persino l’aria sembrava più splendente. Aveva diverse città di preziosa pietra bianca leggiadra e vetro colorato, alcune erano erette tra alberi giganteschi e sembravano galleggiare nel vuoto, o nascere dal mare calmo e trasparente, o ancora fondersi con le sorgenti cristalline che le circondavano.
« Sembra anche un posto bello caldo » osservò 27 attirando l’attenzione di tutti gli altri che con la loro grinzosa pelle in quel tetro castello erano sempre infreddoliti.
« Bello e caldo ». Disse estasiato 11.
Intanto Desirée aveva adocchiato un altro mondo che prometteva di essere ancora più bello « Anvwyn, impronunciabile ma fatato », toccò con la punta del piede il regno delle fate e nella sala si diffuse un lungo « Oooohh » dei mostriciattoli incantati con la testa in su ad ammirare gli specchi, sembrava la bella copia fiorita ed in miniatura del paese degli Elfi, e si vedevano anche svolazzare le fatine, altri « Ooohh », erano davvero graziose, poco più grandi degli stessi fiori, tra i quali svolazzavano leggere.
I loro palazzi sembravano d’argento e vetro e s’intrecciavano con i più bei fiori, al punto che era difficile distinguere tra la vegetazione, i riflessi di luce e ciò che era stato edificato da mano di fata. Poco distante c’era un puntino luminoso che sembrava sospeso tra la Terra di Mezzo ed il regno delle fate, il suo nome lo circondava come una corona. Desirée sorrise piacevolmente sorpresa.
« Credo che questa sia la mitica Avalon », si chinò e la sfiorò con la punta delle dita, la vide illuminarsi spiegandosi sugli specchi come un ventaglio, più chiara e limpida della visione degli altri mondi. Ai mostri piacque molto, aveva solo qualche rado accenno di costruzioni, era la natura ad essere sfacciatamente bella in quell’isola incantata. I mostri rimasero a bocca aperta, ma Desirée arricciò il naso.
« Fate a grandezza naturale, non mi piace, queste sembrano un tantino stronze »
« No stronze, belle » la corresse 27, toccato dalla bellezza delle creature che vedeva.
« Belle stronze », precisò a sua volta 42.
« Già, ma fidarsi delle fate, sono false », puntualizzò 48.
Su uno specchio era apparsa una donna, il volto era un po’ sfocato dalla corrosione degli specchi ma si capiva che doveva essere di straordinaria bellezza e grazia, su un luminoso abito bianco portava un ampio mantello di velluto di un blu così intenso da ricordare le ali degli uccelli.
« La Dama di Avalon » disse lentamente Desirée studiandola con sospetto e interesse « Così è questo il suo aspetto ».
« Chiedo venia nostra Signora » era 27 « Non avrai intenzione di confrontarti con quella bella dama? »
« Per il suo bene spero di no » rispose gelida Desirée.
« Confronto non regge » aggiunse qualcun altro sputando per terra.
Desirée alzò incurante le spalle.
« Dipende da cosa si vuole, e non penso che possiamo avere gli interessi », ma la guardava con diffidenza.
« Questo è poco ma sicuro » sentenziò 32.
« Volendo anch’io sono carina, ma voi non mi fate tanti bei complimenti », commentò distrattamente Desirée continuando a fissare la Dama di Avalon, seguì un significativo quanto imbarazzante silenzio. « Dimenticavo che la gentilezza non è il vostro forte. Qui vicino al Midgard c’è un altro pallino simile ad Avalon, vediamo cos’è ».
Gli specchi mostrarono una lunga sequenza di grandi sale spoglie e buie.
« Casa » dissero senza troppo entusiasmo i mostriciattoli. Effettivamente a confronto con la straordinarietà degli altri regni e mondi, compreso il fuoco del Muspellheimr, Nachtfels appariva insignificante, tristemente vuota.

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 9.

domenica 24 luglio 2011

| | | 0 commenti
Entrarono, quelle sale sembravano ancora più silenziose del restante castello, la passata magnificenza era sbiadita dal passare dei secoli e dall’azione vento salato che s’insinuava fin lì, avevano qualcosa di ma­linconico, come se volessero in qualche modo ancora narrare degli splendori e degli avveni­menti lieti e tragici di cui erano state testimoni e che ormai non ricordava più nessuno, nemmeno le leggende.
Desirée, attorniata dai mostriciattoli in rispettoso silenzio, avanzava piano, quasi in punta di piedi ammirando attonita la straordinaria bellezza delle architetture che aumentava ad ogni sala, dando ogni volta l’illusione di essere giunti a destinazione, facendo nello stesso tempo presagire che dietro la prossima porta si celava qualcosa ancora più stupefacente.
La prima sala non era molto grande aveva le pareti interamente decorate con sottili mosaici e rilievi di belve feroci in lotta tra loro e con creature fantastiche, unicorni, draghi, lupi, gatti giganteschi, e uccelli fantastici. Pochi e larghi gradini portavano alla sala successiva, più grande ricoperta da eleganti fiori notturni che si arrampicavano lungo le alte pareti dove sembravano essere stati cristallizzati da un’improvvisa gelata che  ne aveva ghiacciato i petali insieme alle ali delle falene che li popolavano. Un portone d’argento annerito dal tempo conduceva alla sala successiva dove tra le colonne pendevano ancora grandi arazzi sbiaditi e lacerati dal vento, raffiguranti scene di guerre ed eroi ormai dimenticati.
Il successivo portale era scolpito nel cristallo di rocca ed in passato doveva avere avuto i battenti d’argento, adesso erano neri e polverosi, le pareti ed il soffitto erano completamente ricoperti da straordinari intrichi geometrici d’intarsi d’oro e cristallo riproducenti le costellazioni della Via Lattea, in fondo si apriva un altro portone maestoso decorato in filigrana d’oro che scintillava opaco in quel totale abbandono.
Aprirono la porta, la sala era se possibile ancora più ampia, lungo tutto il lato destro pendevano degli specchi in eleganti cornici d’oro, alti quasi quanto le finestre che si aprivano sul lato opposto, un tempo doveva essere stata sfarzosa, ma non era questa la sua particolarità: sul pavimento in argento annerito si snodava per tutta la lunghezza della sala una maestosa raffigurazione del Yggdrasil che reggeva i nove mondi racchiusi in cerchi d’oro, al centro dei quali si trovava il Midgard, proprio per questo detto Terra di Mezzo. Il regno o mondo più vicino all’ingresso era un po’ spostato verso sinistra.
I mostri erano incuriositi da quei grossi cerchi, uno di loro si avvicinò e ci entrò per schizzare immediatamente fuori: dal cerchio erano esplose fiamme altissime e violente, nello stesso tempo tutti gli specchi della sala avevano mostrato immensi paesaggi di lava infuocata e mari di fuoco. Desirée si avvicinò al cerchio e lesse nell’antica lingua dei caratteri incisi.
« Muspellheimr, bene: la terra di fuoco », alzò la testa per poterla vedere negli specchi resi opachi dallo scorrere del tempo, ma che la magia faceva tornare limpidi.
« Impressionante » commentò.
« No, reale » disse con un sospiro di sollievo 11, vedendo che il compagno era rimasto illeso dalle fiamme.
« No per fortuna, ma da qui possiamo vedere tutti i mondi » considerò Desirée guardandosi intorno, ed esclamando subito dopo « Che bello mi piace, vediamo un po’ come sono gli altri».
Si diresse verso il centro della sala a poca distanza da lei c’era un altro cerchio.
« A proposito, se ci sono tutti i mondi, ci dovrebbe essere anche l’inferno attenti a non metterci i piedi ». I mostriciattoli scomparvero, li ritrovò appoggiati alle pareti quasi a trattenere il respiro.
« Oh Dio! Quanto siete esagerati, ho detto solo di fare attenzione ».
« Inferno no bello » proclamò da sotto una finestra 11.
« Finire all’inferno non è incluso nella nostra etica ».
« Decisamente contrario »
« Ma non ci finite, al massimo gli date un’occhiata », ribatté Desirée.
« Senti Bimba ma a te che hanno insegnato, se non hai nemmeno paura di vedere l’inferno », s’informò 32 venendo verso di lei con aria di sfida, Desirée sbuffò.
« Inferno crea turbamento interiore. Il turbamento è contrario alla nostra etica ci distrae dall’impegno distruttivo » 42.
« Ma è proprio per questo che vi ho detto di stare attenti. Lasciamo stare. Qui che c’è scritto? », si chinò e lesse ad alta voce « Svartálfheimr, il paese degli Elfi neri », con prudenza allungo la punta del piede e lo toccò.

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 8.

sabato 16 luglio 2011

| | | 0 commenti
« Noi te l’avevamo detto ».
« Bimba non deve avere però paura di lui, è tanto buono: ha fatto noi ».
« Fantastico colpo di genio, devo ammetterlo », com­mentò sarcasti­ca Desirée continuando a passeggiare senza dar loro molta retta.
« Noi siamo tanto belli o brutti, dipende dal punto di vi­sta ».
« Ha fatto pure di peggio » osò fare notare uno dei più giovani, prima di essere assalito dai compagni per la mancanza di rispetto nei confronti del padrone.
« Vuoi sentire la nostra etica professionale? » domando uno di loro togliendosi rispettosamente la bava dalla bocca e pulendosi le zampe sul petto.
« Non mi va adesso, un’altra volta ». I mostri si zitti­rono e la guar­darono preoccupati.
« L’ha davvero trattata male, se la bimba è tanto triste ».
« Non vuole nemmeno sentire la nostra bella etica pro­fessionale ».
« Forse a una bimba piacciono di più altre cose, che non siano per forza dei mostri », suggerì uno di loro.
« Non c' è niente di meglio di noi imbecille!».
« Zitto deficiente! 23 ha ragione.» Ebbe così inizio una vivace consultazione, che si trasformò in una piccola rissa, perché uno di loro scivolò sulla bava facendo cadere gli altri, al termine della quale decisero di mostrarle la sala del trono, ma mentre le saltellavano di­nanzi contenti dell’idea, appar­vero due guerrieri ombra.
« Dicono che è ora di pranzo e che non vi potete ancora stancare molto ».
« Dovete andare subito, è il padrone che lo ordina », aggiunse un al­tro tristemente.
« Non fa niente, andremo dopo mangiato », li consolò Desirée allontanandosi nel corridoio buio.

Nel pomeriggio riapparvero i piccoli mostri, ben felici di portarla, come pro­messo, a vedere la sala del trono, parlottavano incessantemente tra loro interpellandola di tanto in tanto riguardo alle loro questioni.
« Ma voi come vi chiamate? » li interruppe d’un tratto Desirée.
« Come sarebbe, come ci chiamiamo? »
« Ognuno di noi è contraddistinto da un numero ».
« Sarebbero i numeri di serie con cui ci ha progettati il padrone », precisò l’anziano, specificando di essere il numero 16.
« Veramente volevo sapere, se la vostra specie ha un no­me ».
« Che cos' è una specie? ».
« Il vostro tipo di mostruosità, come si chiama? »
« Terrificante! » Le rispose il mostro più vicino, ma si prese un pugno per non avere capito a che cosa si riferiva la ragazza.
« Noi non abbiamo un nome », le disse tristemente 27 ingoiando con un singhiozzo la bava che gli colava dagli angoli della bocca.
« Signora, si può essere dei mostri non avendo un nome? » s’infornò ansioso un altro.
« Potresti chiedere al padrone di darci un nome? »
Desirée annuì, pur avendo il presentimento, che se fino ad allora il Prin­cipe della Notte non aveva ritenuto necessario dare un nome alle sue creature, probabilmente non lo avrebbe fatto nemmeno in futuro.
Così ripresero il cammino, con i mostri che, eccitati dall’idea di potere avere un nome, iniziarono ad inventarne innumerevoli, senza pe­rò riuscire a trovare un vago accordo nemmeno sul genere di nome che volevano.
La sala del trono costi­tuiva il nucleo cen­trale intorno al quale si svi­luppava l’intera costruzione, con la sua altezza eccezionale determinava le dimen­sioni e la posizione degli appartamenti privati, che si trovavano ai piani immedia­tamente superiori.
Desirée ed i mostriciattoli dovettero scendere diverse scale per raggiungerne il livello  dell’entrata posta alla fine di un lungo e buio corridoio con minacciose statue in armatura addossate alle pareti, che con la loro mole intimidivano chiunque si fosse soffermato dinanzi a loro, perché inquietantemente realistiche e nell'ombra di ognuna aleggiava silenzioso un Alp.
Ai lati del portale sedevano due leoni di granito nero, quasi sfingi imprigionate nella pietra pronte a scattare in avanti. Risalirono intimiditi gli scalini guardandosi prudentemente dalle due belve che pur essendo di pietra sembravano seguirli con lo sguardo con le fauci fameliche socchiuse pronte ad azzannare.

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 5.

sabato 25 giugno 2011

| | | 0 commenti
« Se non vuoi rispondere alla mia domanda basta dirlo. Oltre ad essere maligno, sei anche associale ».
« Sono dolente di dovervi nuovamente contraddire. Terrei, infatti, a rilevare che in fatto di malvagità i vostri ante­nati hanno di gran lunga superato i miei, inoltre non mi potete tacciare d’asocialità, quando mi distanzio semplicemente dal volgo, facendo la parola "associale" evidente riferimento ad una persona che vive al di fuori della società, incapace di integrarsi, invece io, rappre­sentan­done l’apice, ne sono perfettamente integrato, nel senso più puro dell’ari­stocrazia, intesa come il comando dei migliori, o dalle vostre parti preferite affidare la guida della società ai peggiori », sorrise pienamente sod­disfatto, vedendo che, so­prattutto l’ultima parte del suo discorso, non era piaciuta af­fatto alla sua ospite e che se l’era cavata abbastanza bene nella disputa verbale.
« Mai sentito parlare di democrazia, vero? ».
« No, ma già il nome non promette niente di buono »
« Tanto per cominciare Amleto era un principe ».
Malus la guardò sinceramente stupito.
« Scioccante e per quale motivo faceva di questi discorsi estraniati? » Il modo di ragionare di Malus sfuggi­va a quanto Desirée aveva conosciuto fino ad allora, probabilmente era dovuto alla lunga solitudine e mentre cercava una risposta o come sin­tetizzare in modo comprensibile al suo interlocutore un intero dramma sha­kespeariano, Malus trovò da solo la risposta.
« Presumibilmente non aveva ricevuto un’educazione adeguata al suo rango, che di conseguenza gli avrebbe fornito una valida spiegazione a tali futili do­mande, evitando probabilmente che gli venissero in mente ».
« Oppure, Amleto ha avuto il coraggio di porsi alcune domande », controbatté Desirée, sicura di sferrare un colpo basso a Malus, ma non fu così perché con la solita flemma questi rispose.
« Terrei a sottolineare che per porsi e porre delle domande non c’è assolutamente bisogno di coraggio, ma unicamente d’acume mentale, di conseguenza più che un coraggioso questo povero disperato dà l’impressione di essere stato uno che sicuramente non conosceva se stesso, perché, vedete mia Signora, il nostro vissuto è estremamente breve, come è limitato il pezzo di terra dove si vive, ed è breve anche la più duratura fama preso i posteri, tra l’altro tramandata da generazioni di omuncoli condannati a morire senza nemmeno avere conosciuto se stessi, quindi è perfettamente inutile aspettarsi che siano in grado di comprendere una mente eccelsa. Onde per cui questi dubbi sono inutili affanni dell’anima che affliggono gli omuncoli disorientati.  Era d’aspetto sgradevole? » Desirée lo guardava sbalordita.
« Che c'entra questo? No, anzi pare che fosse un gran bel figliolo. Certo che definire Amleto un omuncolo disorientato è il colmo. È il tormento, il dramma dell’esistenza umana… », adesso Malus la guardava più perplesso che mai, quelli erano turbamenti che avrebbero potuto venire a lui, rinchiuso in un castello isolato dal resto del mondo, ma non ad un altro principe bello e libero di godersi la vita. Il mondo al di fuori di Tenebricus sembrava veramente strano e questo avrebbe potuto incidere sui suoi piani. Comunque la ragazza con la sua parlantina era una stupefacente fonte d’informazioni.
« E come si è concluso? » s’informò.
« Con la sua morte ». Malus fece una smorfia compiaciuta.
« È come ho detto inizialmente: tutti affanni e pene inutili, caratteristiche di una mente annoiata, poco istruita dominata da un’anima semplice ».

Malus I. Loscoccare delle ore, 2.

domenica 12 giugno 2011

| | | 0 commenti
Dinanzi alla porta trovò come promesso una guardia, con una tor­cia accesa pronta a farle da guida, stava per tentare di comunicare con l’uomo ombra, quando fu distratta da un insopportabile fetore, si guardò in­torno, si rese conto che l’odore proveniva da un mostro simile a quello che aveva tentato di aggredirla sul cornicione.
« Io sarei l’interprete, le guardie non parlano », si giustificò il mostro vedendo che Desirée lo guardava con disgusto retrocedendo ed arricciando il naso.
« Il fatto di essere un mostro t’impedisce per caso di lavarti? »
« Certo, è contro l’etica professionale » s’intromise un altro mo­stro sbucando da dietro un pilastro insieme a di­versi altri, facendo escla­mare Desirée.
« Che schifo, sembra di stare in una fogna. Va bene, portatemi dal vostro pa­drone, ma per favore state lontani », volle concludere Desirée, renden­dosi conto di essere ormai circondata da una decina di mostri, ma uno di loro tenne a precisare.
« Bimba, guarda che tu sei nostra prigioniera, non ci puoi dare or­dini. » Desirée non poté fare a meno di notare i lunghi denti gialla­stri esibiti in tutto il loro fetore allo scopo d’intimorirla e la bava giallo verde che colava ai lati delle fauci. Qualcuno allungò minacciosamente le zampe avvi­cinando gli artigli alle morbide pieghe della gonna, ma poco prima di giungere a toccarla, alzò lo sguardo incrociando quello oltremodo minaccioso di Desirée.
« Voi non starete per caso cercando di sgualcire il mio bel vestito? »
I mostri rimasero un attimo a guardarla dubbiosi, poi spinsero avanti uno di loro, un po' più grosso, il quale dopo essersi schiarito la voce, s' informò.
« Nel qual caso questa sfortunata evenienza dovesse ve­rificarsi, in quali conseguenze potremmo incorrere, nostra graziosa signora? »
« L’annientamento totale: v’incenerisco », rispose Desirée con voce calma, fonda e apparentemente cordiale, ma molto credibile.
« Grazie, era solo un’informazione, tanto per sapere », disse il mo­stro ritirandosi nel gruppo, Desirée li guardava, divertita dalla lo­ro infantile credulità, intanto uno di loro precisava.
« L'annientamento totale è in palese contrasto con la nostra etica professio­nale».
Nel frattempo il guerriero ombra si era allontanato facendo strada.
« Davvero, e in che cosa consiste la vostra etica professionale? » domandò Desirée seguendoli lungo la scala buia che conduceva fuori dalla torre.
« Innanzi tutto siamo realmente molto pericolosi ...»
« Non è facile essere pericolosi, vero Signora? »
Desirée annuì.
« Zitto deficiente! Non m’interrompere. La nostra pericolosità è co­stituita nel caso specifico dal fatto che ci nutriamo di carne umana », e voltandosi fissò significativamente Desirée con la bava verdognola che gli colava dalla bocca, senza sortire l’effetto desiderato, perché lei invece gli domandò un po’ perplessa.
« Ma se io sono la prima persona ad avere messo piede in questo ca­stello, come fate a mangiare, è per questo che siete così ma­gri? »
« Che cosa c'entra questo! » Imprecò il mostro, continuando la spiegazione « Abbiamo ben tre file d’affilatissimi denti, tra i quali meritano particolare men­zione i lunghi canini, che possono raggiungere la lunghezza di ben dieci centimetri, una potenza mandibolare che ci permette di recidere anche l’acciaio. I nostri artigli sono più taglienti dei rasoi e più velenosi di un morso di vipera, basta un taglietto per morire avvelenati, lo stesso vale per gli aculei della coda ».
« Certo se non vi lavate mai, c’è di che prendersi qualche brutta infe­zione », commentò Desirée varcando la soglia della torre ed entrando in una delle tante grandi sale.
« Tu bella bimba non ci prendi sul serio e sbagli », la minacciarono.

Malus I. Lo scoccare delle ore 1

giovedì 9 giugno 2011

| | | 0 commenti

Lo scoccare delle ore




Quando Desirée si svegliò, capì che era mattino solo dall’ora segnata dal suo orologio da polso, le dieci. Durante la notte qualcuno doveva essere entrato nella stanza, poiché i suoi abiti, completamente asciutti ed accuratamente ripiegati, erano poggiati su una poltroncina vicino allo specchio, accanto allo zaino e alla torcia elettrica, che funzionava nuovamente.
« Dove ha messo il mio bel vestito? », si chiese.
Lo ritrovò appeso nell’armadio insieme ad altri abiti dai colori e stoffe più varie, rimase a lungo ad ammirarli rapita. Abiti simili li aveva visti solo in televisione alle sfilate di moda e nei film in costume, affascinanti souvenir di una femminilità troppo scomoda. Averli tra le mani era tutt’altra cosa, le stoffe erano talmente morbide e delicate al tatto da provocare sensazioni del tutto nuove, così infine non seppe fare a meno d’indossar­li.
Per ultimo provò un abito di velluto rosso fuoco con lo strascico, attillato con lunghe mani­che a zampa d’elefante. Si rimirò nello specchio, divertita dalla sembianza che le conferiva l’abito.
« Da casta colomba a mangiatrice d’uomini », disse con un accenno d’impertinenza, gettò indietro i capelli che le ricaddero folti sulle spalle come se fossero diven­tati anch' essi di fuoco, li ammirò con orgoglio girando lentamente su se stessa. Ancora una volta il gioco si trasformò in realtà, quando tornò a fissare lo specchio, lo sguardo era divenuto torvo e la fronte cor­rugata.
“ Chissà qual è la mia vera es­senza” Gli occhi si fissarono fiammanti nello specchio, cercando di carpire oltre all’immagine riflessa qualcosa di se stessi, di leggere nella propria anima, ma poi ripensando a quando vi aveva sostenuto lo sguardo del Principe della Notte, si accesero di un sorriso amaro.
“ Per fortuna gli specchi riflettono soltanto una par­venza, nemmeno l’immagine reale, solo ciò che noi vo­gliamo che sia. Gli uomini vedono anch' essi solo ciò che può mostrare uno spec­chio” Accarezzò lo specchio come se volesse sfiorare la sua identità, poi chinato il capo borbottò a voce sommessa “ In fondo è quanto noi stessi vogliamo vedere “.
Volse le spalle a quell’immagine poco gradita di sé e si tolse l’abito, troppo scomodo nella sua aderenza al corpo, indossandone uno di seta verde smeraldo con delicati ricami d’oro, attillato nel corpetto ma molto ampio nella gonna.
Lasciò la camera con l’intento di mettersi alla ricerca del Principe della Notte, aveva alcune cose da chiarire, e in fondo, anche se pazzo omicida, era tanto carino.

Malus I, Tenebricus 4.

domenica 5 giugno 2011

| | | 0 commenti


 Entrato si sedette sul freddo trono di pietra ed argento.
« Portami da bere », ordinò con rabbia ad una silenzio­sa guardia, che s’inchinò e scomparve immediatamente la­sciandolo solo ad os­servare la pallida luce delle stelle, senza riuscire a distogliere la mente dalla ragazza e soprattutto dalle sue parole, che, dette con ingenuità, erano state più pungenti di quelle pronunciate con astio.
Le vecchie mura del castello avevano tremato, quando aveva pronun­ciato il suo nome, violando senza saperlo una maledizione.
Prese in mano il calice d’oro tempestato di gemme, che la guardia gli porgeva, sorseggiò distrattamente il vino, non sarebbe bastato un in­tero mare di vino per fargli dimenti­care di avere udito pochi minuti addie­tro per la prima volta pronunciare il proprio nome. Fino ad allora non si era reso conto di quanto gli fosse pesato il silenzio che lo circondava fin dalla nascita, il dolore esplose nel silenzio che dominava la sala e tutto il castello.
Quella sera a quasi trecento anni aveva appreso di essere di bell’aspetto, carino, gli altri ragazzi passano la giovinezza a giocare con i compagni, a inseguire i primi amori, a lui erano toccati il silenzio, la solitudine, il buio eterno. Gli si strinse il cuore a ripensare alla luce radiosa che lei aveva negli occhi quando lo aveva guardato stupefatta, era più luminosa del riflesso delle perle tra i suoi capelli, più caldo; quanto aveva dovuto attendere per un sorriso come quello, per avere ciò che altri hanno tutti i giorni.
Soffocando un singhiozzo scaraventò via la coppa. Il suono metallico si ri­percosse per le immense sale, por­tato lontano dall’eco, mentre la rabbia del Principe della Notte cresceva, sospinta da frasi che non cessavano di ripetersi nella sua mente " Quanti anni hai? " e ancora “Malus”. Quanti anni d’assoluto silenzio aveva vissuto il suo giovane cuore? Il blu della notte nei suoi occhi assunse il colore del sangue dei nemici e la forza dell’odio. Le tenebre della notte coprirono le stelle, dentro e fuori il castello si spanse l’oscurità, come una nube malefica si allungò sul mare agitato, insensibile alla forza del vento, servo della maledizione che lo imprigionava.
Desirée, invece, era rimasta un attimo a fissare intimorita la porta dalla quale era uscito, poi aveva girato su di sé rimirandosi nello splendido abito, ripensando allo sguardo deciso e pericoloso del Principe della Notte. Si tolse l’abito dei so­gni, lo depose con cura sulla sedia accanto al letto e si coricò, rimanendo a guardare semiaddor­mentata le fiamme ondeggianti nel camino, che sembrano danzare per lei una danza esotica.
“ È davvero tanto carino, forse è addirittura il più bello che io abbia mai visto, sarebbe l’ideale per una gara con Sophie, tanto non è mai riuscita a battermi: lei gli conturba i sensi, io gli divoro il cuore” sorridendo maliziosamente strinse stancamente il pugno della mano, come se vi volesse imprigionare il cuore del Principe, le palpebre si chiudessero e cadde in un profondo sonno rasserenata dalla consapevolezza che il bagliore che aveva visto provveniva dal cuore di Malus, bello come il suo sorriso.
Anche gli occhi del Principe della Notte alla fine dovettero cedere, non alla stanchezza o all’ora tarda, bensì al troppo alcool bevuto nel vano tentativo di soffocare il dolore apparso così intenso ed inatteso. La coppa d’oro gli cadde dalla mano rotolando via sul pavimento. Le ore scorsero tristi in quel luogo dove non c’era niente che potesse scandirle, il giorno era uguale alla notte, solo le stelle ruotavano lentissime in cielo segnando il passo dei secoli.
Dal buio uscì un artiglio scuro sfiorò il collo di Malus, ne seguì lentamente la curvatura, si spostò sul volto ricoperto di lacrime, le raccolse e si soffermò ad osservarle alla tenue luce delle stelle, quasi invisibili eppure ricolme di profondo dolore, nate dal desiderio di libertà.
Gli artigli circondarono la gola del Principe della Notte, sembrava volessero stringerla per spezzarla, affondare nella sua carne, si fermarono per alcuni istanti seguendo nervosi la giugulare che palpitava lenta e inconsapevole.
« È tutto sbagliato » lasciarono la presa e la figura scura si ritirò silenziosa nelle tenebre dalle quali era giunta.