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Mostriciattoli on-line: draghi
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domenica 29 dicembre 2013

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Ultima e riveduta edizione, anche la copertina è nuova!
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1044430




Il titolo scelto per i romanzo è in pratica un gioco di parole latine, perché Malus come sostantivo è il melo, l’albero del sapere presso molte culture antiche, e il  nome del protagonista,  mentre come aggettivo diventa male, in questo caso il Male. Il soggetto del libro è infatti sia il bellissimo Malus, sia il Male. Questa varietà di significati e possibilità interpretative è una peculiarità del romanzo, che avendo più sfumature e livelli di lettura si presta a interpretazioni diverse tra loro.
Malus è un romanzo insolito,  ricco d’inaspettati colpi di scena, coinvolgente  e poetico al tempo stesso, che riesce a combinare umorismo e dramma per raccontare una storia piena di mistero, buio e luce, in bilico tra fantasia e attualità, rendendo alle volte difficile distinguere l’una dall’altra.
I fatti sono narrati da un giullare, che si definisce pazzo, alla ricerca della propria anima persa nelle nebbie dell’odio, ma quella che racconta non è la sua storia o della stirpe reale nibelunga alla quale appartiene, bensì quella del drago Penumbra inviato dagli altri draghi nel Midgard per sottrarre agli uomini un’arma in grado di distruggere Madre Natura. Un’ impresa che si rivelerà molto più complessa del previsto.
L’ arma è custodita nell’irraggiungibile fortezza di Nachtfels ai confini del Midgard in possesso di Malus, il Principe della Notte, il quale intende servirsene per evadere dal castello e vendicarsi affogando nel sangue il Midgard.  
In tutto questo viene a trovarsi Desirée, un’irriverente ragazza dei nostri giorni con un passato da ballerina classica e punk, che insieme a degli sboccati Mostriciattoli cerca di risolvere la questione a modo suo.
 Intanto il drago Penumbra scopre che nei più oscuri meandri della fortezza si annida un’entità la cui malvagità è di tale portata da scombinare i suoi piani e costringerlo ad alzare moltissimo la posta in gioco. Lo scontro sarà senza esclusione di colpi. Un confronto serrato tra due menti diaboliche.
Le tenebre non saranno più sicure, nemmeno per il Principe della Notte.

Malus I. Il drago 11.

lunedì 9 gennaio 2012

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« No, no, va bene così, meglio non rischiare ».
« Loro ti aspettano fuori » disse il mostro prima di lasciare la stan­za.
Questa volta il tragitto non fu molto lungo, risalita la sca­linata strega­ta, che il primo giorno nel suo tentativo di fuga le si era sgretolata sotto i piedi. Le guardie l'accompagna­rono attraverso due larghi corridoi, fer­mandosi dinanzi ad una porta tonda di legno intagliato e decorato con fili­grana d’oro. Aperto uno dei battenti la fecero entrare.
Con grande stupore Desirée si ritrovò in una stanza dall’aspetto accogliente, di forma circolare, le pareti non erano spoglie come quelle delle altre sale del castello, ma ri­coperte di mosaico di vetro blu scuro, nel quale scintilla­vano migliaia di bellissime stelle d’argento e d’oro.
Il mosaico scendeva fino all’altezza di circa un metro e mezzo, dove si trovava un ripiano d’alabastro che rico­priva due camini, che segui­vano la curvatura della stanza lungo tutta la sua circonferenza, lasciando li­bero solo il tratto della porta ed un altro di fronte a questa, dove era si­tuato un grande letto, fiancheggiato ai lati da due piccole finestre a trafo­ro in stile gotico.
La camera era scarsamente illuminata, l’unica fonte di luce erano i due lunghi camini, le cui fiamme facevano scintillare le stelle del soffitto come se fossero vere. Desirée dovette girare intorno al letto per potervi scorge­re Malus sdraiato a pancia in giù, quasi immobile con la camicia e i capelli bagnati dal sudore.

Malus,I. Il drago, 10

sabato 24 dicembre 2011

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Respirò profondamente, era assordata dal loro rombo minac­cio­so del mare, guardò il quadrante dell’orologio.
“ Per for­tuna per il momento va tutto bene, speriamo di riuscire a tenere a bada il principino “. Pensò prima di arrampicarsi scivolando sulla roccia resa sdrucciolevole dagli schizzi dei cavalloni. Finalmente riuscì a raggiungere la spianata di fronte aveva il castello di Tenebricus. Un nome appropriato al colosso scuro che si stagliava nel cielo notturno, circondato dal mare anch’esso nero, l’unico elemento chiaro erano i pochi fili di nebbia che aleggiavano sull’acqua. Certamente avrebbe incusso timore a chiunque fosse riuscito a vederlo, un maniero dalle forme massicce, eccessivamente sobrie, forse troppo slanciato verso l’alto, solo le ultime torri erano più eleganti, ma non mitigavano la forte impressione di minaccia che l’insieme esprimeva. Eppure a Desirée sembrò il trofeo di un’irresistibile sfida, quasi fosse una corona riservata al vincitore: Nachtfels.
In quella massa scura si vedevano brillare solo due piccole luci, una molto in alto nella torre a destra, aveva lasciato la luce accesa in camera, e l’altra un po’ più in basso, molto probabilmente indicava il luogo dove si trovava in quel momento Malus al lavoro, perché altrimenti era solito muoversi al buio.
Rientrò in camera, un po’ bagnata e completamente infreddolita, aprì l’armadio per sce­gliere quale dei bellissimi abiti indossare, ne tolse uno verde scuro scoprendo dietro uno dei mostri.
« Che ci fai qui ? »
« Terrorizzavo », le rispose tutto contento il mostro.
« Vai a terrorizzare i tuoi amici », gli intimò Desirée, rimet­tendo a posto il vestito impregnato dal fetore del mostro e prendendone un altro dal lato opposto dell’armadio, era di morbidissimi e leggeri veli di chiffon di seta, bastava un respiro per farli fluttuare.
« Che schifo, questo è l’unico che non puzza. Il rosa non mi dona, comunque, sempre meglio che fare puzza », disse tra sé accingendosi ad indossare l’abito, si guardò nello specchio frantumato, era un po’ dubbiosa, il corpetto come le piccole maniche a sbuffo non era foderato, sembrava un velo di seta increspato, sul seno era chiuso da un fiocco con un nastro leggermente più scuro.
« Sembra quasi stile impero, piuttosto trasparente », sorrise divertita « Meglio così, facciamo venire un po’ di bollori al principino », si voltò, il mostro era ancora lì.
« Non ti avevo detto d’andartene? »
« Ma, mi manda il padrone vuole vederti. Io sono 72, vuoi che faccio andare via la puzza dai tuoi vestiti? Te li profumo », disse strofi­nandosi con perfidia le mani.

Malus, I. Il Drago, 8.

sabato 10 dicembre 2011

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« Ciao Drago! Piacere di conoscerti, mi chiamo Desirée ». Lo salutò allegramente.
Il drago piegò il capo su un lato per poterla osser­vare meglio. Aveva il corpo verdastro di un’iguana alato, con una serie d’aculei e grosse scaglie che dalla fronte si stendevano lungo tutta la spina dorsale fin sulla coda, ma la testa aveva qualcosa d’anormale per un rettile, aveva infatti delle grandi orecchie pendenti, che gli con­ferivano un’aria da bracco malinconico.
« Io sono Muriat. Tu sei donna che padrone salvato da acqua? »
« Perché ci sono state altre donne qui prima di me? »
« Visto solo madre di padrone ».
« Ed è venuta a farti visita? »
« No, avuto paura di Muriat, nessuno mai venuto a fare visita. Tu ospite a casa mia?»
« Certamente, basta che mi spieghi in che modo posso arrivarci. » Il drago con un artiglio le indicò una roccia più bassa, che segnalava una breccia nella roccia, che correva parallela all’orlo della scogliera, na­scondendo al suo interno uno stretto passaggio che scendeva lentamente quasi fino al livello del mare, scomparendo in un antro buio.
« Quella piccola porta per umani per casa di Muriat », le spiegò il drago, prima di tuffarsi in acqua per andare a riceverla all’inter­no di quella che lui definiva casa sua.
La grotta era più grande di quanto Desirée avesse pensato, consisteva in un tratto in cui l’acqua era abbastanza alta, e un’altra parte semicircolare più rialzata, che si restava sempre al di sopra del livello del mare. La caverna era pervasa da un fortissimo odore di zolfo, emanato dal drago. Le pareti avevano un colore diverso da quello delle rocce circostanti, come se fossero state esposte ad alte temperature.
Desirée preferì non inoltrarsi molto nella grotta, rima­nendo nei pressi dell'uscita, dove l'aria era più respira­bile. Si sedette su uno spuntone di pietra e salutò nuova­mente il drago.
« Sai, nel mio mondo non ci sono draghi e tu sei il primo che vedo. L’unica cosa che so sui draghi è che solitamente vivono in luoghi molto isolati, custodendo montagne d’oro. Tu hai molto oro? »
« Nemmeno un anellino, e tu? » le rispose tristemente il drago.
« Per il momento no, ma so che il tuo padrone deve pos­sederne molto, quanto ti paga? »
« No, lui non paga, lui cattivo, non permettere nemmeno di mangiare le ombre di cibo ».

Malus,I. Il Drago, 7

venerdì 2 dicembre 2011

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Fu così che al ritmo di Rap, scesero tutti i piani del ca­stello, giun­gendo da prima nella città delle ombre che circondava il castello e da lì al livello delle mura, dal quale si poteva accedere alla scogliera.
Sul versante sud-est del castello si trovava quello che dall’alto sem­brava solo un lembo di terra, ma che in realtà era una ripida scogliera che si estendeva nel mare lungo una decina di chilometri.
I mostri avevano fornito, sia pure in modo caotico, altre informazioni sul drago, il quale pare avesse più o meno le funzioni di un cane da guardia, purtroppo, però di tanto in tanto di­vorava i sudditi del suo padrone, i quali per questo non lo vedevano di buon occhio, anche  perché a causa della maledizione gettata su Tenebricus nessuno poteva raggiun­gere l’isola, quindi il drago era praticamente superfluo.
I guerrieri ombra con la mediazione dei mostri tentarono di dis­suadere Desirée dall’andare a vedere il drago.
« Malus avrà dato anche a lui l'ordine di non farmi del male », obiettò la ragazza, ma la risposta degli uomini ombra, sia pure espressa con un unico gesto, fu più che eloquente.
« Il drago non è molto intelligente? » Seguì un altro piccolo gesto accompagnato da definizioni più precise e parecchio volgari dei mostri volte a chiarire definitivamente la questione dell’intelligenza del drago.
« Non fa niente, se pure fosse completamente deficiente non cambie­rei idea, a me non interessa il quoziente d’intelligenza, voglio solo vedere un drago ». Ed uscì decisa dalla porta, che dava sulla scogliera, seguita dagli uomini ombra armati fino ai denti e di pessimo umore. I piccoli mostri invece con la scusa d’essere molto sensibili al fuoco, "facilmente infiammabili" come si espressero loro, rimasero prudentemente all’interno delle rassicuranti mura.
La scogliera si rivelò essere un piano roccioso agevolmente percorribi­le, non c’erano strade perché non c’era dove andare, bastava seguire la direzione giusta.
Le ombre le indicarono l’orlo della scogliera, in un punto in cui non si udivano le onde infrangersi contro le rocce, do­veva essere l’entrata di una grotta marina.
Desirée si sporse in modo da vedere, se l’entrata della caverna fosse visibile dall’alto, e si trovò di fronte due gran­dissimi occhi gialli, che l'os­servavano con estrema curiosità.

Malus,I. Il Drago, 3.

venerdì 4 novembre 2011

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Non osando impedirle con la forza di andare dal drago, le si paravano davanti con le magre braccia stese per bloc­carla, ottenendo, però, quale unico risultato il fatto di dovere saltellare all’indietro e così non riuscendo sempre a mantenere l’equilibrio, rotolarono più volte giù per le scale ricoprendole di bava scivolosa, rendendo pericolosa la discesa.
In fondo alla scala Desirée si ritrovò di fronte ad un mostro dalle movenze molto gentili, che rispettosamente la salutò con un profon­do inchino e con voce sommessa le disse.
« Nostra graziosa Signora, permettete che mi presenti io sono 27...».
« Vattene tonto », gli gridò 48, tentando di spingerlo via.
« Lasciatelo parlare », intervenne Desirée.
« Non sarebbe più gradevole per una graziosa personci­na come voi, passare la giornata ascoltando la nostra deli­ziosa etica professionale, piut­tosto che andare da quel cattivone del drago ».
« Non farci caso Signora, 27 ha una stranezza un po' di­versa », le spiegò 74.
« Cerco solo di distinguermi dalla vostra barbarie e disdicevole maleducazione », tenne a precisare 27. Intanto gli altri mostri chiedevano ad alta vo­ce di potere esporre la loro etica professionale.
« D’accordo mi spiegherete la vostra etica strada fa­cendo, contenti? » Concluse Desirée e riprese il cammino.
« Certo che tu bimba hai la testa dura » protestò uno di loro. Gli altri intanto cercavano 16 che sembrava essere l’intellettuale incaricato d’esporre le questioni più complesse.
« Abbiamo pensato tutto il tempo come dirla bene, ma adesso manca 16, lui la deve dire bene », spiegò 18.
« Dunque, come ti avevamo già detto », cominciò 32 con fare da persona importante prendendo in mano la si­tuazione. « La nostra etica consiste nel terrorizzare le altre creature viventi, preferibilmente gli esseri umani, prima di ucciderli s’intende, perché quello è il vero scopo della nostra esistenza ».
« Facciamo tanta paura, che se non interveniamo in tempo, le nostre vittime muoiono di terrore », tenne a preci­sare 48, intanto che gli altri ripete­vano entusiasti la parola terrore.
« E come fate a terrorizzare una persona? »
Si guardarono un attimo sbigottiti l’un l’altro poi uno disse.
« Ma allora non sai proprio niente bella signora ».
« Aspettiamo che sia sola... ». 27.
« Di notte s’intende... ». 32.
« Se parlate tutti insieme, non capisco niente ».
« Perché di solito invece sì? » 48.

Malus I. Il drago, 2.

venerdì 28 ottobre 2011

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Dopo poco si ritrovò circondata dai piccoli mostri, che la salutarono allegramen­te.
« Ciao bella bimba ».
« Chiedo venia nostra Signora, possiamo ardire di domandare dove siete diretta? »
« Veniamo anche noi »,
« Come mai alcuni di voi parlano bene ed altri no? » s'informò, di­vertita dal loro modo di fare.
« Alcuni di noi sono scemi », fu la scontata risposta, se non altro erano sinceri.
« Il nostro padrone non ci ha fatto tutti uguali, ma ogni volta ha cer­cato di perfezionarci...».
« Il ché ovviamente non gli è sempre riuscito, come potete constatare di persona. Io mia signora sono 32, il loro capo », l'interruppe orgoglio­samente uno dei più grossi.
« Veramente questo lo ha deciso lui », intervenne timi­damente un al­tro, poco prima di essere aggredito da 32. Tutti gli altri decisero di presentarsi a Desirée nominando il proprio numero.
« Volevo fare una passeggiata all’aria aperta sulla sco­gliera » disse Desirée, quando i mostri ebbero finito di presentarsi.
« No, no, è pericoloso » fu la risposta corale.
« Bimba non può andare », disse 35.
« Sentiamo, perché? »
« C' è il drago », le spiegò con fare spaventato 74.
« Se Malus lo ha fatto con lo stesso criterio con cui ha creato voi e gli altri mostri, non c' è molto da temere ». In quel momento stava pensando al serpente baffuto.
I mostri si agitarono tutti, finché uno di loro non riuscì a spiegarle.
 « Lui è ai servigi del nostro pa­drone, ma è un drago nato da draghi ».
« Fantastico, un drago vero:andiamo! C’è chi in cantina tiene un U-Boot e chi un drago. Tutto il mondo è paese », esclamò Desirée entusiasta, poter vedere un autentico drago non capita davvero tutti i giorni. Si avviò saltellando di gioia verso il basso seguita dai mostri riluttanti tra proteste e parolacce varie.

Malus I. Lo scoccare delle ore, 16

venerdì 30 settembre 2011

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Ancora furente sprofondato nella sua sontuosa cattedra con una coppa di vino in mano che non riusciva a bere, Malus la guardava accigliato danzare, tra mille ombre e luci che la sfera di cristallo proiettava sulle pareti, chiedendosi come lei potesse riporre tanta speranza nella remotissima possibilità di riuscire a toccare il suo cuore o anche solo il suoi sensi. Il messaggio che lei gli stava mandando era chiaro: uccidere un nemico non è la stessa cosa che schiacciare una bellissima farfalla, ma la la forza che lei aveva rielato di possedere in combattimento non era stata certo quella di una comune fanciulla, né tantomeno di una farfalla. Non c’era bisogno che gli dicesse dubbitare, i dubbi che affolavano la sua mente erano fin troppi, e non per tutti aveva una spiegazione, il colore rosso con cui adesso stava danzando così leggiedra era fuori posto, ma le donava, doveva fare parte della sua natura più intima se era uscito così violentemente allo scoperto. Quello non era nemmeno il colore della primavera, il Principe della Notte si chiese che odore avesse l’estate nei paesi caldi.
Il giorno seguente il Principe della Notte non si fece vedere, forse troppo preso dai preparativi per la fuga da Tenebricus, permettendo in tal modo a Desirée, non solo di allenarsi tranquillamente nella scherma, ma anche di scorazzare liberamente per il castello col suo abito dei sogni. Nel suo girovagare giunse nella stanza degli orologi, di cui Malus le aveva parlato il primo giorno.
Il vano era relativamente piccolo, rispetto alla maggior parte delle re­stanti stanze. Conteneva un unico e gigantesco ingranaggio le cui ruote giravano stancamente muo­vendo un intrico di polverosi denti metallici, su diversi dei quali si ve­devano incisi degli strani simboli astronomici, alcuni apparentemente in­decifrabili mentre altri in latino erano più accessibili.
Gli avvenimenti più importanti riguardanti Tenebricus erano stati iscritti su un lungo asse, che si trovava in basso al centro del meccani­smo, vicende costituite esclusivamente dalle date di nascita e di morte dei Principi della Notte. Un segno però a causa della sua particolarità attirò l’at­ten­zione di Desirée: era posto nell'immediato futuro, non poteva essere che la data prevista per la sua esecuzione. Appena se ne rese conto, cadde in ginocchio tremante rimanendo a lungo a fissare l’asse, ad un tratto come se la tensione avesse ceduto, si accasciò sul pavimento rimanendo immobile.
La guardia si precipitò verso di lei tentando di rianimarla, non riu­scendovi scomparve nel buio per riapparire poco dopo accompagnata dal Principe della Notte visibilmente preoccupato. Malus le si inginocchiò ac­canto, cercò di sentirle il polso senza riuscirci, poi la prese in braccio e la portò via.
Quando Desirée riaprì gli occhi, era in una stanza simile a quella in cui era conservata la sfera, solo più lunga e caratterizzata da polve­rosi scaffali con centinaia di boccette e conteni­tori di vario genere, il resto del vano avrebbe avuto l’aspetto di un attrezzato labora­torio di chimica, se non fosse stato per le molte pergamene e libri sparsi un po' ovunque, in quello che sembrava essere il disordine tipico del Principe della Notte

Malus I. Loscoccare delle ore, 2.

domenica 12 giugno 2011

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Dinanzi alla porta trovò come promesso una guardia, con una tor­cia accesa pronta a farle da guida, stava per tentare di comunicare con l’uomo ombra, quando fu distratta da un insopportabile fetore, si guardò in­torno, si rese conto che l’odore proveniva da un mostro simile a quello che aveva tentato di aggredirla sul cornicione.
« Io sarei l’interprete, le guardie non parlano », si giustificò il mostro vedendo che Desirée lo guardava con disgusto retrocedendo ed arricciando il naso.
« Il fatto di essere un mostro t’impedisce per caso di lavarti? »
« Certo, è contro l’etica professionale » s’intromise un altro mo­stro sbucando da dietro un pilastro insieme a di­versi altri, facendo escla­mare Desirée.
« Che schifo, sembra di stare in una fogna. Va bene, portatemi dal vostro pa­drone, ma per favore state lontani », volle concludere Desirée, renden­dosi conto di essere ormai circondata da una decina di mostri, ma uno di loro tenne a precisare.
« Bimba, guarda che tu sei nostra prigioniera, non ci puoi dare or­dini. » Desirée non poté fare a meno di notare i lunghi denti gialla­stri esibiti in tutto il loro fetore allo scopo d’intimorirla e la bava giallo verde che colava ai lati delle fauci. Qualcuno allungò minacciosamente le zampe avvi­cinando gli artigli alle morbide pieghe della gonna, ma poco prima di giungere a toccarla, alzò lo sguardo incrociando quello oltremodo minaccioso di Desirée.
« Voi non starete per caso cercando di sgualcire il mio bel vestito? »
I mostri rimasero un attimo a guardarla dubbiosi, poi spinsero avanti uno di loro, un po' più grosso, il quale dopo essersi schiarito la voce, s' informò.
« Nel qual caso questa sfortunata evenienza dovesse ve­rificarsi, in quali conseguenze potremmo incorrere, nostra graziosa signora? »
« L’annientamento totale: v’incenerisco », rispose Desirée con voce calma, fonda e apparentemente cordiale, ma molto credibile.
« Grazie, era solo un’informazione, tanto per sapere », disse il mo­stro ritirandosi nel gruppo, Desirée li guardava, divertita dalla lo­ro infantile credulità, intanto uno di loro precisava.
« L'annientamento totale è in palese contrasto con la nostra etica professio­nale».
Nel frattempo il guerriero ombra si era allontanato facendo strada.
« Davvero, e in che cosa consiste la vostra etica professionale? » domandò Desirée seguendoli lungo la scala buia che conduceva fuori dalla torre.
« Innanzi tutto siamo realmente molto pericolosi ...»
« Non è facile essere pericolosi, vero Signora? »
Desirée annuì.
« Zitto deficiente! Non m’interrompere. La nostra pericolosità è co­stituita nel caso specifico dal fatto che ci nutriamo di carne umana », e voltandosi fissò significativamente Desirée con la bava verdognola che gli colava dalla bocca, senza sortire l’effetto desiderato, perché lei invece gli domandò un po’ perplessa.
« Ma se io sono la prima persona ad avere messo piede in questo ca­stello, come fate a mangiare, è per questo che siete così ma­gri? »
« Che cosa c'entra questo! » Imprecò il mostro, continuando la spiegazione « Abbiamo ben tre file d’affilatissimi denti, tra i quali meritano particolare men­zione i lunghi canini, che possono raggiungere la lunghezza di ben dieci centimetri, una potenza mandibolare che ci permette di recidere anche l’acciaio. I nostri artigli sono più taglienti dei rasoi e più velenosi di un morso di vipera, basta un taglietto per morire avvelenati, lo stesso vale per gli aculei della coda ».
« Certo se non vi lavate mai, c’è di che prendersi qualche brutta infe­zione », commentò Desirée varcando la soglia della torre ed entrando in una delle tante grandi sale.
« Tu bella bimba non ci prendi sul serio e sbagli », la minacciarono.

Malus I, Segreti in cantina, 5.

giovedì 5 maggio 2011

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« Bene », un altro tocco e stampò su carta alcune righe.
Nel frattempo erano tornate le altre due.
« È tornato? », domandò Gaby affacciandosi dal basso.
« No, ma ho scoperto che ha lasciato delle tracce nella memoria, sono riuscita a stamparle, però non riesco assolu­tamente a capire di che co­sa si tratta. Aspetta arrivo » disse porgendole il foglio ed apprestandosi a scendere. Gaby prese a studiarlo con grande interesse.
« Sono rune? » domandò Sophie, ma Gaby scosse la testa meditabonda.
« No, una variante depravata dell’alfabeto latino, comun­que dalla co­struzione delle frasi non si direbbe nemmeno una lingua ger­manica, sembrerebbe quasi che qualcuno abbia trascritto in germanico un testo di un’altra lingua, usando questi caratteri abnormi ».
« In altre parole, non c’è speranza ».
« No Sophie, è solo più complesso del previsto, non c’è testo che regga al mio attacco».
« Quanto tempo pensi ti occorrerà per decifrarlo? » s'informò Desirée.
« Domani vado all'università e faccio un salto in biblioteca, forse trovo qualcuno che mi può dare una mano, comunque per capire quello che c'è scritto, senza attendere una traduzione precisa, credo non ci vorranno più di due giorni. »
« E la parola che lampeggiava, non hai idea che significa­to possa avere? », domandò Desirée.
« È proprio quella che mi lascia alquanto perplessa, si tratta di una definizione nordica per indicare i draghi, signi­fica qualcosa di simile a volato­re della penombra o colui che vola nella penombra, Penumbra e curiosamente c´é anche la stessa parola latina, vede qui: Penumbra, scritto a chiare lettere. Spero solo che il re­stante testo non sia nello stesso stile ».
« Un intero testo è sempre meglio di una singola parola, forse riusciamo a fare qualche passo avanti », osservò Sophie speranzosa.
« Vuoi vedere come c’immergiamo? » domandò Desirée cambiando argomento.
« No, No, ferme! Non fate scherzi. Posso guardare dal periscopio? Ho sempre sognato di farlo », Desirée ridacchiò.
« Non ti spaventare, per muovere questo coso serve un equipaggio per di più in gamba altrimenti sono guai ».
Fecero scendere il periscopio da combattimento e le permisero di guardarci dentro girandolo in tutte le direzioni.
« Vi chiedo scusa, questo è un giocattolo bellissimo ». Le altre due sorrisero felici come per dire “ te l’avevamo detto”.
L’interesse di Sophie per l’U-Boot e l’orgoglio di Gaby e Desirée nel mostrarglielo, fecero presto dimenticare i misteriosi messaggi e le apprensioni che avevano creato, solo abbandonando il ponte di comando Gaby notò, accanto alla poltrona sulla quale era stata seduta Desirée, inciso il nome del nonno W.H. von Drachenhof, anche il suo nome aveva a che fare con i draghi, e l’attuale cognome di Desirée de la Cour du Dracon non era altro che la traduzione in francese, scosse le spalle, coincidenze.
« Ma perché, se tutti i vostri discorsi sulla libertà sono veri, non togliete quella gigantesca svastica dal sommergibile? Fa un po’ impressione », osservò Sophie uscendo dalla torretta mentre lasciavano l’U-Boot.
« U-Boot prego. Beh sai… se qualcuno ci dovesse avvistare e dicesse di avere visto un U-Boot nazista lo ricoverano in neurologia. Tra l’altro abbiamo provato a nascondere le svastiche con una rosa bianca* che io c’ ho attaccato sopra, ma si stacca sempre. Gaby ne ha ordinata una nuova che speriamo sia più resistente ».
« Che cavolo di vernici usavano all’epoca! Non vanno via in nessun modo, accidenti a loro », protestò Gaby, alla quale quei segni provocavano un sincero mal di stomaco.
« Capito, ma che ci fate con un sommergibile? »
« Noi qualche passeggiata, vuoi mettere un U-Boot con una barchetta a vela o un banalissimo surf », disse ridendo Desirée, mentre Gaby con un po’ di vergogna tentava di giustificarsi.
« Potrebbe sembrare snobismo intellettuale, ma ci piace differenziarci dai cult dei consumi di massa compresi quelli elitari di sinistra. Ti prego di non pensare che sia per la sensazione di potere che potrebbe dare il girare su un U-Boot, tu sai che io sono una convinta pacifista ».
« E se qualcuno vi dovesse dire qualcosa? »
« Si becca un bel siluro, perché anche di quelli ho una notevole scorta da smaltire, tutto quest’esplosivo sotto casa mi da decisamente fastidio, metti una frana, un qualcosa del genere, e qui salta in aria tutto », disse Desirée francamente seccata.
« E se doveste incontrare un sommergibile atomico sovietico o americano, come dicono nei film Classe quello, Classe quell’altro? ». Gaby stava per rispondere, ma Desirée le tolse la parola ed allargando le braccia in un gesto di fatalità ammise.
« Sono cavoli amari ».
« Ma è un lupo grigio » protestò Gaby, che ancora una volta stava sbagliando schieramento ma Desirée le fece notare.
« Sì, ma per restare nel regno animale: è una lumaca. Gli altri in immersione vanno alla stessa velocità di noi in emersione, sempre se ci va bene, per non parlare dei siluri intelligenti che una volta che ti hanno agganciato ti seguono fino a casa e suonano il campanello per stanarti. Porca miseriaccia, mi fanno proprio… ».
« Come avete fatto finora? »
« Furbizia. Siamo sempre riusciti a far credere d’essere qualcun altro, per fortuna Russi e Americani non si parlano molto ».
« Più che furbi, siamo fortunati », puntualizzò Desirée.
« Dite le verità, gli ideali non c’entrano niente, qui se lo sono tenuto semplicemente perché piace », concluse Sophie, le altre due ammiccarono con un sorriso.
Ferme sulla banchina ammirarono il loro U-Boot, sperando in cuor loro che la fortuna non le avrebbe abbandonate e che come l’ultimo esemplare di una rara specie animale, il loro lupo grigio sarebbe riuscito a sfuggire all’uomo moderno e a salvarsi dal gelo della guerra fredda ancora in atto.


* La rosa bianca era l’emblema della lotta studentesca tedesca contro il nazionalsocialismo.

Malus I, Segreti in cantina 1.

sabato 2 aprile 2011

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Segreti in cantina


Era ormai notte fonda quando Desirée rincasò. La strada era profon­damente immersa nel sonno, fatta eccezione per un simpaticissimo cocker, che si mise ad abbaiare furiosamente svegliando tutti, come se fosse in atto chissà quale invasione nemica, invece era semplicemente lei che rientrava a casa sua, chiedendosi perché il suo gattone invece di dormire, non la facesse finita con quella bestiaccia. Si lasciò cadere sfinita sul letto, la testa le ronzava un po’ per la stanchezza e gli alcolici, inavvertitamente gli occhi si posarono sul moni­tor spento e silenzioso come una sentinella nella pallida luce della luna che entrava dalla grande finestra. Le ripassarono in mente le scene del ricevimento mediamente gradevole ma, come previsto, inutile, per fortuna il buffet era stato sostanzioso e i vini pregiati, però eccessivamente freddi, forse erano stati tenuti troppo all’aperto, e anche lei, non era ancora stagione per serate sulle terrazze panoramiche, frivolezze da sciccosi tediati come diceva a ragione Gaby, che si era guardata bene dal venire.
Scosse la testa: gente noiosa, si alzò per andare a struccarsi, pas­sando davanti allo specchio per un attimo rimirò soddisfatta la propria figura, era slan­ciata, il corpo flessuoso e le curve ben accentuate nei posti giusti, l’abito molto semplice, un tubino di velluto nero le calzava a pennello, dandole quel tono di classe cui non era abituata nella sua quotidianità, avrebbe dovuto abituarsi, stava diventando una giovane signora, ma forse c’ era ancora qualche anno di tempo. Niente male le lunghe gambe con i tacchi alti. Sorrise al ricordo del tempo in cui temeva di rimanere un brutto anatroccolo ed essere un cigno solo nella danza. Sciolse i capelli, che le ri­caddero sulla schiena folti e scuri, oltre la sua immagine lo sguardo trovò di nuovo il compu­ter, una leggera ruga segnò la fronte. Buttò le scarpe in un angolo e si scompigliò i capelli per liberarli dalla fastidiosa piega, rivolse i grandi occhi allo specchio in modo da ammirarli in tutta la fatalità con cui così spesso si era divertita a giocare, ma anche qui vi notò riflessa l’immagine del monitor.
Tornò indietro e lo accese, digitando immedia­tamente la pa­rola e quando, anche questa volta non accadde niente, cominciò a diventare impaziente. Velocemente le dita si mossero sulla ta­stiera scrivendo rapidamente come suo solito, ades­so riapparve la misteriosa scritta, brillò alcuni istanti sullo schermo per svanire subito dopo, facendola imprecare.
« Maledizione! », scattò in piedi arrabbiata per non avere avuto il tempo di impedire che scomparisse, rima­se ferma al cen­tro della stanza fissando il monitor con sguardo di sfida.
Strinse i denti e prese a girare per la stanza come un animale in gabbia mordicchiandosi nervosamente le dita. In quell’istante squillò il cellulare, era Gaby.
« Ciao, sai stavo pensando che se non è stato uno scherzo, forse l’altro tuo pc… potrebbe avere registrato qualcosa, ».
« È quello che stavo pensando anch’io ».
« Sono sotto casa tua, salgo? ».
« Aspetta, scendo io. Ciao ».  S’infilò velocemente dei lunghi calzettoni e gli anfibi sempre pronti accanto al letto, mise la vecchia giacca di pelle nera a tre quarti dalla quale aveva tolto quasi tutte le borchie ma non la scritta sbiadita “ No future” e presa la prima sciarpa che trovò, scese ad aprire all’amica che l’attendeva impaziente alla porta, era in Jeans e un pesante maglione slabbrato fatto a mano, per proteggersi dalla brezza notturna aveva attorcigliato intorno al collo una coloratissima e lunghissima sciarpa.
« È tutto il giorno che ci penso, ma non l’ ho detto prima perché c’era Sophie », proruppe appena la vide, Desirèe invece rimproverò.
« Quando pensi che possa diventare uno dei nostri? È nata qui, mi pare, inoltre è nostra amica da molto tempo ».
« Che c’entra, non è del posto e certe cose non può capirle. Viene da una famiglia di banchieri parigini, che vuoi che capiscano quelli », Desirée in risposta alzò le spalle chiedendosi, se le obbiezioni di Gaby potessero avere un qualche valore effettivo o se fossero semplicemente antico odio di classe o pregiudizio ideologico.
« Devi smetterla di attaccarla sempre, sai benissimo che è in gamba e che non è colpa sua se è di famiglia perbene, se è per il tuo comunismo ad essere coerente dovresti avercela anche con me, dato che ho sangue nobile, non molto ma c’è »
« Sì, ma non perbene » Desirée dovette sorridere per la testardaggine dell’amica, chiedendosi cosa intendesse con ”per bene”.
Chiacchierando girarono intorno alla casa, passando accanto al gigantesco garage che in passato era stato una rimessa per carrozze e fienile, arrivate in prossimità d’alcuni grandi abeti dove il viale si faceva più scuro e incerto, accesero le torce elettriche dirigendosi verso il boschetto che si estendeva immediatamente dietro casa.
Un improvviso rumore alle loro spalle le fece trasalire, si voltarono di scatto, il fascio di luce delle torce illuminò i riccioli biondi di Sophie

MalusI, Il messaggio 3

domenica 27 febbraio 2011

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All’epoca egli stesso non seppe interpretare correttamente i fatti, secondo me il più saggio dei maghi morì senza averli mai compresi del tutto, per quanto mi riguardava, forse, fu meglio così. Penso che il suo cuore fosse troppo turbato dal sangue che sgorgava dalla terra e dalla spaventosa voce del demone, per capire che la chiave del mistero era in quel timido balbettio che seguì, era la voce di Penumbra.
Per fortuna, almeno, comprese che doveva intervenire, così convocò d’urgenza il Grande Raduno dei Druidi nella sacra foresta di Brivium. Mandò le sue colombe ai quattro angoli della terra per radunare i membri del Grande Raduno sparsi nelle contee e regni più lontani della Terra di Mezzo. Egli stesso partì immediatamente alla ricerca del prode principe Randolf di Sonnholm, che come altre volte l’avrebbe aiutato nell’impresa, erano diretti verso un luogo lontano fuori dai confini della Terra di Mezzo, perché come diceva nel messaggio inviato agl’altri vati « La notte si sta svegliando ».
Lungo la strada fu raggiunto da una singolare notizia, alcuni abitanti delle lontane isole di Kajahil raccontavano d’avere visto numerosi draghi volare intorno alle vicine montagne dei Corni dei Demoni, quasi a formare degli stormi. Gilduin liquidò frettolosamente l’accaduto come poco rilevante, attribuendo l’assembramento di draghi alla probabile morte del vecchio Tages che da tempo immemorabile si annidava tra quelle rocce. Questo fu, probabilmente, il primo errore che commise, perché le cose non stavano esattamente come aveva pensato, ma d’altronde chi avrebbe potuto immaginare una realtà che non apparteneva agli uomini.

I Corni dei Demoni, posti oltre il mare all’estremo nord, si chiamano così perché sono dei massicci rocciosi molto alti e scoscesi di materiale friabile, sembrano due corni, sono irraggiungibili per gli uomini e da sempre gradito rifugio dei draghi. Da diversi giorni i draghi ripetevano quella strana danza volando intorno alla seconda cima, giungevano da ovunque, pur essendo esseri di notevoli dimensioni visti da lontano ed in rapporto alla montagna potevano davvero sembrare degli stromi d’uccelli. 
Tra gli ultimi giunse un giovane drago dalla pelle scura e le scaglie lucenti, le ali ricoperte da pelle forte ma sottile, quasi trasparente. Pochi battiti furono sufficienti perché la possente apertura alare lo facesse librare tra le correnti. Sorvolò la cima più in alto degli altri, dopo di ché discese con una dolce planata a spirale verso l’apertura della caverna posta in prossimità della vetta. Con gli artigli posteriori si aggrappò ai bordi del precipizio e cautamente sbirciò all’interno poco illuminato. L’antro era pieno di fumo in lieve e costante movimento per via del fiato dei draghi. Le pareti erano lucide ed il suolo ricoperto d’oro che scintillava ad ogni respiro infuocato.
“ Amico che ascolti, Adranos, ti ho chiamato, vieni ti stiamo aspettando” lo chiamò una voce stanca e rauca all’interno. Timoroso Adranos entrò, fece alcuni passi, con un elegante movimento del lungo collo in segno di riverenza, posò la testa al suolo.
Dinanzi, adagiato su un imponente cumulo d’oro, giaceva Tages il più anziano dei draghi, ormai incapace di muoversi. Il corpo deformato dalla vita e dalle malattie, era di colore grigio chiaro con chiazze verdognole, le scaglie d’osso che l’avevano coperto sembravano impietrite, gli artigli spezzati dalla vecchiaia, non aveva nemmeno la forza di aprire gli occhi. Adranos col corpo prostrato alzò e riabbassò più volte il capo, come in una danza di corteggiamento tra cigni; accanto aveva altri quattro draghi che fecero altrettanto, per poi ritirarsi in riverente silenzio nell’attesa che il vecchio parlasse.
“ C’è molta irrequietudine. I nostri hanno percepito l’accaduto. Sono turbati a causa di ciò che gli stolti uomini stanno per fare“. Tutti ascoltavano la sua voce senza parole, che parlava al cuore. Sbirciò Adranos dagli occhi semichiusi.
“Persino tu: l’indomabile, sei venuto” Adranos ritrasse il capo in segno d’imbarazzo, ma ebbe l’ardire di domandare quel che tutti volevano sapere e che era causa di tanta irrequietudine.
“ Gli uomini stanno distruggendo il mondo, creano orrori su orrori. La nostra antica Madre Terra è in lutto” il vecchio rispose.
“ Ho percepito una novità tempo addietro. Ho ascoltato da lontano i suoi primi palpiti ed il mio stanco cuore ha esultato, ho udito il suo vagito e la mia anima ha ripreso a volare. Noi anziani abbiamo scelto il suo nome: sarà Penumbra, perché tra luce e tenebre volerà, immune ad entrambe, affinché ci riporti ciò che è stato rubato dagli umani. Nostra Madre ci offe una possibilità. La nascita di Penumbra era stata prevista… da tempo lontano, ed è giunta nel momento più opportuno”, alitò una pallida nube di fumo verso Adranos.
“ Tu sarai il suo tutore, suo maestro e sua ombra. Hai ucciso molti uomini, ne conosci la malvagia insidia, dovrai essere il suo protettore ed in questo loro…” indicò con gli occhi gli altri presenti “ Ti aiuteranno, in caso di necessità verremo tutti in vostro aiuto”. Sputò fuoco retrocedendo la testa e sollevandola, lasciando per un attimo trapelare la potenza che doveva avere posseduto in gioventù. Riprese fiato e proseguì.
“La fine degli umani ha avuto inizio, se Penumbra dovesse morire e gli uomini conservare un altro strumento di distruzione… Faremo ribollire le viscere della terra, i vulcani con le ceneri offuscheranno il Sole. Pioverà fuoco e le loro città arderanno. La terra si spezzerà. Faremo salire le acque degli oceani, annegheremo le pianure. Infine come uragano e tempesta scenderemo dalle nostre montagne, seguendo il nauseante odore della loro carne putrida, annienteremo i superstiti, col veleno e le malattie li decimeremo ed infine col fuoco purificatore li distruggeremo. Dalle loro ceneri rinascerà una nuova Madre. Una Madre incontaminata, senza più figli maledetti.” Abbassò di nuovo la testa e stanco riprese.
“ A noi non è lecito commettere lo stesso errore degli uomini: non possiamo interferire con la Natura, per questo è necessario mandare avanti Penumbra, affinché liberi gli uomini dalla loro stessa follia. Interverremo solo in caso estremo” guardò i cinque prescelti che aveva dinanzi: Adranos l’indomabile per il quale batteva il suo vecchio cuore; Moros il possente dal corpo verde scuro, che da solo poteva sostituire un esercito di draghi; Nyx silenziosa e nera come un serpente, nell’impresa avrebbe portato le inseparabili e letali figlie, Lachesis, Atropos e Klotho; Enyo nervosa e famelica, che a stento riusciva a tenere fermo il guizzante corpo bronzeo dai mille riflessi metallici emessi dalle armi in battaglia ed infine Erebos anch’egli scuro, ma incorporeo, come l’oltretomba da cui proveniva, era difficile capire dove avesse inizio o termine.
Tages chiuse gli occhi e con un sottile alito di fuoco li congedò.